giovedì 20 marzo 2014

L'arrivo della primavera!

"Filastrocca di primavera"-Gianni Rodari


Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno, più dolce la sera.
Domani forse tra l’erbetta
spunterà la prima violetta.
O prima viola fresca e nuova
beato il primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta, è qua.
Gli altri signori non lo sanno
e ancora in inverno si crederanno:
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo.

mercoledì 19 marzo 2014

"Oggi è festa del papà..ed è festa anche per me"!

La “festa del papà” è una consuetudine del 19 marzo in alcuni paesi dalla lunga tradizione cattolica, come l’Italia, la Spagna e il Portogallo. La data fu per molto tempo la principale festa cattolica dedicata a san Giuseppe, il padre di Gesù: se ne hanno pochissime notizie ricavate dai Vangeli (in particolare di Matteo e Luca) ma intorno a lui ci furono fin dai primissimi secoli dopo Cristo molte leggende e tradizioni.

Il culto religioso di san Giuseppe è molto antico e nacque in Oriente nell’Alto Medioevo, per poi diffondersi in Occidente già nel Trecento. Intorno a quel periodo, alcuni ordini religiosi cominciarono ad osservare la sua festa il 19 marzo, il giorno della sua morte secondo la tradizione. La festività di san Giuseppe fu inserita nel calendario romano da papa Sisto IV intorno al 1479, e nell’Ottocento il santo divenne patrono di diversi paesi con una importante tradizione cattolica, come il Messico, il Canada e il Belgio.
 L’istituzione dell’altra festa cattolica che ricorda il padre di Gesù, san Giuseppe Artigiano – il primo maggio – è solo del 1955, in risposta alla festa dei lavoratori che aveva origini sindacali e socialiste.

In altri paesi la festa del papà ha origini e tradizioni diverse, tanto che la data varia molto da paese a paese. In Germania, per esempio, la festa del papà coincide con il giorno dell’Ascensione – una festa mobile cristiana che cade il giovedì quaranta giorni dopo la Pasqua – ed è chiamata anche Männertago Herrentag (“giorno degli uomini”, intesi come maschi). Una delle tradizioni più diffuse in molte città tedesche, a volte severamente criticata dalla stampa locale, è quella di formare comitive di uomini che spingono un carretto pieno di bevande alcoliche e procedono a «un pomeriggio incasinato e ubriaco». Questa particolare tradizione sembra risalire all’Ottocento.
Negli Stati Uniti la festa ha caratteristiche e origini molto più recenti, in parte legate alla festa della mamma. Si celebra la terza domenica di giugno e fu proclamata festa nazionale nel 1966, dal presidente Lyndon B. Johnson. Generalmente si fa risalire l’idea della sua creazione a una donna di Spokane, nello stato di Washington, Sonora Smart Dodd: secondo la tradizione, lo spunto per una festa del papà le sarebbe venuto nel 1909 sentendo un sermone in occasione della festa della mamma, che cominciava ad essere celebrata in quegli anni. La prima festa del papà fu celebrata negli Stati Uniti il 19 giugno 1910, nel mese di nascita del padre di Sonora Dodd, che aveva cresciuto sei figli dopo la morte di parto della moglie. La maggior parte dei paesi del mondo celebra la festa del papà la terza domenica di giugno.                                                                                    
                                                                       da:" Il Post                                                  

                                                                                       
Vi propongo una canzoncina legata ai miei ricordi d’infanzia..che imparai,più di 10 anni fa, in un lontano ma non dimenticato 19 marzo, per omaggiare il mio dolcissimo papà: “Oggi è festa del papà ed è festa anche per me, paparino buono e caro quanta gioia sento in me!!! Tu fai tanti sacrifici stanco sei di lavorare approfitta almeno oggi per poterti riposare..... paparino paparino del mio cuor quanti baci quanti baci ti darò a mammina ho regalato mezzo cuor l'altro mezzo tutto a te lo donerò”!!!!!

venerdì 14 marzo 2014

"Ha fatto quel che può, quel che non può non fa!"-per una scuola senza voti!

Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:

"Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.
Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.
I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.
I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno.
La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza."

Il "maestro" Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula: "Ha fatto quel che può, quel che non può non fa!"

mercoledì 12 marzo 2014

La forza dell'unione!






            "Chi combatte per se stesso non combatte per nessuno ed è destinato alla sconfitta.
Chi combatte per gli altri combatte anche per se stesso!"

Il gioco dell'Astronave!

Vi propongo un gioco divertente,l'Astronave!

L'animatore invita i presenti a salire sulla sua astronave, ma per farlo devono portare una qualsiasi cosa (animale, pianta, giochi, oggetti, …).
 C'è però una regola (che l'animatore solo conosce) per la quale solo in alcuni casi si può salire sull'astronave!
 Chi scopre la regola non la dice, ma continua a giocare insieme all'animatore.
 L'ultimo che resta senza capire la regola del gioco paga pegno!
 Attenzione ai tempi: se diventa difficile scoprire la regola si interrompe prima che tutti si “scoccino” del gioco... (es. di regola: sale sull'astronave solo chi porta un oggetto la cui lettera iniziale coincide con la lettera iniziale del nome di chi dice l'oggetto: mi chiamo Pasquale e potrò salire sull'astronave solo con una pizza, un panino, un piede, una piuma, ….)

martedì 4 marzo 2014

"Dolcissimo" Carnevale...sesta ed ultima parte!

E per oggi, martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale, vi propongo quest'ultima leccornia..
                                                        ..i Donuts americani.

Ingredienti per 6 persone:
-250g di farina "00" più quella per la lavorazione
-250 g di farina manitoba
-2,5 dl di latte
-80 g di burro
-2uova
-80g di zucchero
-1 bustina di vanillina
-12 g di lievito di birra fresco
-sale
-olio per friggere

 Per le glasse: -150g di zucchero a velo più quello per spolverizzare
-confettini di zucchero
-20 g di burro
-50g di cioccolata fondente

Preparazione:

  1. Fate leggermente scaldare il latte. Sbriciolate il lievito in una ciotola, unite 20 g di zucchero, poi 2 cucchiai di latte e mescolate fino a sciogliere il tutto. Setacciate le due farine con la vanillina, mettetele in un mixer con la frusta per impasti, versate dentro il lievito sciolto, il latte rimasto, il resto dello zucchero, le uova sbattute, il sale e azionate per 10 minuti.
  2. Aggiungete 75 g di burro poco per volta e continuate a lavorare fino a ottenere un impasto omogeneo, che metterete in una ciotola unta con il burro rimasto. Coprite con pellicola e lasciate lievitare per 2 ore in un luogo tiepido, finchè sarà raddoppiato di volume (potete usare il forno spento con la luce accesa).
  3. Lavorate velocemente l'impasto, stendetelo su un piano infarinato allo spessore di 1 cm e ritagliatelo con un coppapasta da 8 cm. Ritagliate ancora al centro i dischi ottenuti con un coppapasta da 3 cm. Impastate di nuovo i ritagli e create altre ciambelle fino a esaurire tutto l'impasto preparato. Sistemate man mano le ciambelle su una teglia foderata con carta da forno e lasciatele lievitare ancora per 45 min.
  4. Friggete le ciambelle in una padella con olio abbondante caldo finchè saranno dorate, asciugatele con carta da cucina e lasciatele intiepidire.
  5. Preparate le glasse. Spezzettate il cioccolato e fatelo fondere a bagnomaria. Fate fondere il burro, lasciatelo raffreddare e mescolatelo con lo zucchero, poi aggiungete l'acqua calda necessaria a ottenere un composto fluido. Dividete il composto in due ciotole e in una versate il cioccolato fuso.
  6. Spennellate 1/3 delle ciambelle con la glassa al cioccolato, 1/3 con la glassa bianca, ricoprendo queste ultime con i confettini, e spolverizzate di zucchero a  velo quelle rimaste.  
Fonte: VERO cucina

Yamm yamm..ferm feeeee :D la magia del Carnevale tufarolo !

A Tufara, piccolo borgo molisano al confine con la Puglia, dove sono cresciuta e vivo, almeno fin dal XV secolo, il Martedì grasso, sfila l'antica maschera zoomorfa del Diavolo, tra le più antiche maschere italiane.

Essa ha origini primitive, in parte perdute, il cui significato è da collegare con il culto di Dionisio, dio della vegetazione e della natura.
Il Diavolo,protagonista del Carnevale tufarolo, è rivestito di sette pelli di capra nera e indossa una maschera inquietante.
Il Diavolo è accompagnato da due uomini vestiti di bianco, i "fauciunar",vestiti di bianco e decorati da nastrini blu e rossi,con il volto infarinato e un cappello rosso sul capo,simboleggiano la morte e,          
sbattendo le loro falci a terra,fanno largo tra la folla.

Circondano il Diavolo, trattenendolo con le catene, i cosiddetti "catenar", che sono vestiti con cappe e mantelli, con la faccia annerita dal carbone, come il "campanar", che invece annuncia l'arrivo della maschera a suon di campana.
La gente è divertita e al tempo stesso spaventata dalla nostra maschera. proprio per l'aspetto talvolta macabro che inscena, anche se accoglie ben volentieri il Diavolo nelle case, dove i compaesani offrono dei doni come salumi e salsicce.
Dopo le esibizioni tra la folla festante, il Diavolo si reca in Piazza Garibaldi, dove si conclude la festa con il processo: tre giudici condannano il Carnevale, rappresentato da un fantoccio simulacro rivestito di paglia, mentre la mamma e il padre di Carnevale tentano inutilmente di evitare la condanna a morte.
Infine, dopo due colpi di fucile, il fantoccio viene gettato dal castello e preso dal Diavolo, che lo getta da una rupe.
Con la morte del Carnevale inizia la Quaresima!