mercoledì 5 febbraio 2014

La bellezza di una donna ^_^


“Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili.
Per avere uno sguardo amorevole, cerca il lato buono delle persone.
Per avere una bella silhouette, condividi il tuo cibo con l’affamato.
Per avere capelli bellissimi, lascia che un bimbo li attraversi con le
proprie dita una volta al giorno.
Per avere portamento, cammina con la consapevolezza che non camminerai
mai da sola.
Le persone, persino più delle cose, devono essere rinfrancate,risvegliate, corrette e redente; non respingere mai nessuno.
Ricorda, se mai avrai bisogno di una mano, le troverai alla fine di entrambe
le tue braccia. Quando diventerai anziana, scoprirai di avere due mani,
una per aiutare te stessa, la seconda per aiutare gli altri.
La bellezza di una donna non consiste nei vestiti che indossa, nell’aspetto
che possiede o nel modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve
percepire come proveniente dai propri occhi, perché quella è
la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.
La bellezza di una donna non risiede nell’estetica, ma la vera bellezza
in una donna è riflessa nella propria anima. È la preoccupazione
di donare con amore, la passione che essa mostra.
La bellezza di una donna aumenta con il passare degli anni”.
Audrey Hepburn

domenica 2 febbraio 2014

Multiculturalità a scuola: pacifica convivenza o continui scontri?

Multiculturalità a scuola: com'è la convivenza tra italiani e stranieri?


La presenza di studenti stranieri a scuola è aumentata in modo esponenziale negli ultimi 10 anni.Ma com'è la convivenza tra i banchi? La multiculturalità fa paura oppure è vista come un arricchimento?

 Nel 2006 il 5,6% degli alunni delle scuole italiane era non italiano mentre meno di dieci anni fa (1997/98) questo dato era solo dello 0,8%. Di 100 alunni non italiani 90 frequentano le scuole del Centro-Nord e solo 10 quelle del Mezzogiorno. 

Oltre all'aumento del numero degli studenti stranieri, un ulteriore elemento di complessità è dovuto alla diversità delle cittadinanze presentSe si considera inoltre che a livello generale, nelle scuole italiane, sono presenti 192 nazioni su 194 (mancano solo Lesotho e Vanuatu!) sono evidenti le conseguenze dovute alla molteplicità di lingue, culture ed abitudini. 
In questo contesto le nazioni maggiormente rappresentate sono l'Albania (15,5%), la Romania (13,6%) ed il Marocco (13,5%) e proprio da questi tre Paesi proviene il 42,6% di tutti gli stranieri.

La cronaca delle ultime settimane ha messo in evidenza una convivenza purtroppo non sempre pacifica. Le statistiche sulla criminalità mettono in primo piano l'aumento di reati commessi dagli stranieri e questo genera nei loro confronti una crescente diffidenza. Tuttavia,la prospettiva che ci attende è quella di una società europea che si evolverà in senso sempre più multietnico, in cui le differenze dovranno essere valorizzate ed i conflitti arginati

fonte:studenti.it

Febbraio

"Febbraio"-Vanni

E' Febbraio un monellaccio
molto allegro e un pò pagliaccio;
per le piazza e per le sale
accompagna il carnevale.
Se fra i mesi suoi fratelli
ve ne sono di più belli,
il più allegro e birichino
sempre è lui ch'è il più piccino.


mercoledì 29 gennaio 2014

I CARE !

                           "Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande: I CARE.



                                È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. 
  Me ne importa, mi sta a cuore. È il contrario esatto del motto fascista -Me ne frego-."

Questa è una delle celebri frasi tratte da "Lettera a una professoressa", scritta a più mani da Don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, con i suoi ragazzi, giovani a cui si pone come educatore e come padre, non solo spirituale!
Questa frase riassume il fulcro della sua azione pedagogica nonchè di vita: prendersi "cura" dei ragazzi disagiati, a cui vuole dare un futuro migliore!  

"Stella"-Se ci credi davvero, tutti i desideri possono avverarsi !

"Piccola Stella, il buio più terribile non è quello che ti circonda, ma quello che abita nel tuo cuore, e la luce più brillante non è quella che risplende fuori, ma quella che brilla nei tuoi occhi, l'unica che sale dal cuore.
Lascia che questa luce ti conduca a compiere il tuo destino, e fidati del tuo istinto, non importa che cosa dicono gli altri"
                                   
             


       tratto da:"Stella"-S. Bamabarén

lunedì 27 gennaio 2014

"Se comprendere è impossibile..conoscere è necessario"- Giornata della memoria!


Oggi, 27 gennaio, come ogni anno,su decisione dell'Onu dal 2006.si celebra la giornata internazionale della memoria,in commemorazione delle vittime dell'Olocausto. 



La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa arrivarono presso la città polacca di Auschwitz scoprendo il tristemente campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. 
La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista. 

Tanti sono stati anche i contributi,nel corso di questi anni,sia per quanto riguarda poesie che produzioni cinematografiche,con lo scopo di sensibilizzare e far conoscere il dramma di milioni di ebrei e non solo uccisi,uomini,donne e bambini,nei campi di concentramento
A tal proposito,a mio avviso, toccante è la storia narrata nel libro "Il bambino con il pigiama a righe",romanzo del 2006 dello scrittore irlandese Boyne, tradotto in 32 Paesi.
La storia,ambientata negli anni '40 in Germania ai tempi del nazismo,ha per protagonisti due bambini di 9 anni: Bruno, figlio di un Comandante nazista, e Smhue,bambino ebreo,rinchiuso nel campo di concentramento ,posto al di là del bosco dove vive Bruno e la sua famiglia.
Attraverso gli occhi dei due bambini si vede lo spaccato creato dalla guerra e dalle leggi razziali nei confronti degli ebrei,deportati nei campi di concentramento e costretti a duri lavori e poi morire nei forni crematori o camere a gas.
Ma l'amicizia dei due bambini è più forte delle loro differenze e non sarà un filo spinato a dividerli,anche se un finale straziante e drammatico li attenderà!




sabato 25 gennaio 2014

“Uffa, la conosco già!”-una divertente e riflessiva favola moderna

Alzi la mano chi non ha mai detto “uffa”…tra una bambina golosa, una mamma “sforna” storie, lupi e torte di mele si sviluppa la storia di Gina, una bambina che ama le torte e ama le storie e Gianna,una mamma che sforna torte e sforna storie.

-Ma che fame!-esclama Gina. E la mamma sforna una torta di mele. Gina, a merenda, mangia una fetta di torte di mele e chiede: -Mi racconti una storia? Allora la mamma comincia: -C’era una volta una bambina che si chiamava Cappuccetto Rosso..     –Uffa , la conosco già!-la interrompe Gina.  –Anche la torta di mele la conosci già-dice la mamma.   –Si, ma mi piace sempre!- spiega Gina- la storia di Cappuccetto Rosso invece non mi piace più. -C’erano una volta tre porcellini…-comincia allora la mamma. Ma Gina sbuffa: -Uffa, anche la storia dei tre porcellini la conosco già e non mi piace più! Poi Gina dà un morso alla torta, perché le piace il sapore conosciuto della torta di mele, ma non le piace il sapore conosciuto delle solite storie. Gina è una bambina che ama le storie nuove. E allora la mamma cucina una storia nuova per Gina:”C’erano una volta tre casette:una di paglia,una di legno e una di mattoni. Le tre casette non erano abitate e sorgevano, una vicina all’altra,in una radura vicino a un bosco. La casetta di paglia sospirò e disse: -Io vorrei tanto avere per padrone un contadino che faccia l’erba, miete il grano e stende la paglia nella stalla. La casetta di legno sospirò e disse: -Oh, io vorrei invece avere per padrone un taglialegna che sega i tronchi, taglia i rami e fa grandi cataste di legna da ardere.  La casetta di mattoni, che si dava delle arie perché si sentiva più bella e robusta delle altre, disse: - Oh,che desideri banali avete voi due; io vorrei avere per padrone un bel porcellino roseo e grassottello. -Un porcellino?che idea!-esclamarono la casetta di paglia e quella di legno. –Un’idea originale!-disse la casetta di mattoni con tono di superiorità.-dovreste pensarci anche voi. –Un’idea stupida!-disse la casetta di paglia.-Se io offrissi riparo a un porcellino,farei una pessima fine. Verrebbe il lupo e per mangiarsi il porcellino soffierebbe, soffierebbe,soffierebbe..e senz’altro mi farebbe volare via. –Già,-fu d’accordo la casetta di legno-anche io non mi sentirei per niente sicura a dar riparo a un porcellino. Verrebbe il lupo e per mangiarselo soffierebbe, soffierebbe, soffierebbe..finchè butterebbe giù tutte le mie assi di legno. –voi avete troppa fantasia,-disse la casetta di mattoni-oppure mamma vi ha raccontato troppe favole,fandonie e fanfaluche.”    
E qui Gianna interrompe la mamma: -Cosa sono le fandonie e le  fanfaluche? –Sono storie,invenzioni..frottole,bugie-spiega la mamma. –E anche le casette hanno delle mamme che raccontano favole?-chiede  ancora Gina. –In questa storia si. –Oh, ma che storia!-esclama Gina,dando un altro morso alla fetta di torte di mele. -Continua!
E la mamma continua: “Allora la casetta di paglia s’indispettì e disse a quella casa di mattoni così robusta,vanitosa e antipatica:-troppa fantasia ce l’avrai tu,che pensi che i porcellini rosei e grassottelli vadano ad abitare nelle case di mattoni! E anche la casetta di legno stava per dire la sua,ma appena aprì bocca la richiuse,senza dire niente,perché proprio in quel momento si sentirono arrivare,dal  bosco vicino, tonfi di passi di lupo e sibili di respiro di lupo.quindi  un prolungato ululato di lupo fece tremare le tre casette. Infine apparve il lupo. Quel lupo si chiamava Cattivo e quel giorno era di pessimo umore perché aveva attraversato in lungo e largo tutto il bosco, ma non aveva visto nessuna bambina con un cappuccio rosso. Il lupo Cattivo era sicuro che il bosco pullulasse di bambine con i cappucci rossi, perché la sua mamma gli aveva sempre raccontato la storia di Cappuccetto Rosso. E qui Gina interrompe di nuovo la mamma: -ma come,anche i lupi hanno mamme che raccontano favole? – II lupo di questa storia si. –Oh, ma che storia!-esclama Gina e mangia un altro boccone di torta di mele .-Continua!
E la mamma continua:”Il lupo Cattivo sapeva come ci si deve comportare se s’incontra una bambina con un cappuccio rosso in testa, e se lo ripeteva tutti i giorni prima di avventurarsi nel bosco:
-PRIMO: non devo perdermi in chiacchiere del tipo Dove vai bella bambina?,che cos’hai nel panierino? SECONDO:non devo proporle stupide gare del tipo Vediamo chi arriva prima a casa della nonna! TERZO: non devo essere ingordo e lasciarmi solleticare da idee tipo Prima mi mangio la nonna,poi mi travesto,aspetto la bimba e mi mangio anche lei! Dopo mi verrebbe sonno per il pasto troppo abbondante, e perché le vecchie nonne sono sempre un po’ indigeste, mi addormenterei, russerei e…e …  e qui il lupo smetteva di pensare,perché quel terzo punto aveva dei risvolti poco piacevoli e quando era piccolo, e la mamma gli raccontava quella storia, gli venivano sempre i peli blu dalla paura, e poi non riusciva a prendere sonno e, se dormiva, sognava eserciti di terribili cacciatori squarciatori di pancie…. Allora il lupo passava subito al quarto punto del suo ragionamento, il più importante: -QUARRRTO:-si diceva digrignando i denti-mi  mangia subito la bambina, con tanto di cappuccio e panierino,PUNTO E BASTA! 
La cosa sembrava semplice, ma il lupo Cattivo, che prima era diventato un giovane lupo e poi un lupo adulto e adesso era un vecchio lupo, ma non aveva ancora incontrato nel bosco una bambina col cappuccio rosso e il panierino. Ululava quindi di pessimo umore, quando sbucò nella radura dove sorgevano le tre casette. A quella vista, il lupo Cattivo si rianimò e gli occhi gli brillarono di contentezza: -le casette dei tre porcellini!-esclamò felice. Era tutta la vita che cercava tre casette cosi.” –Perché, la sua mamma gli aveva raccontato anche la storia dei tre porcellini?-interviene Gina. –Certo! Dovresti saperlo che le mamme,uffa,uffa,raccontano sempre le stesse storie!-dice la mamma Gianna. E poi continua: “E così il lupo non ci pensò su due volte e si disse:
-PRIMO: Soffiare, soffiare e non lasciarselo scappare! Soffiò una volta,soffiò due volte, soffiò tre volte e la casetta di paglia volò in un turbine e ricadde a terra in un disordinato mucchio di paglia. Nel polverone generale, il lupo non vide niente, restò un po’ li a starnutire e a sfregarsi gli occhi,anche perché era un vecchio lupo un po’ malandato, e poi pensò: “C’era da aspettarselo! Me lo aveva detto la mamma…quel porcellino furbastro sarà scappato nella casetta di legno del fratello! Quindi si disse:-SECONDO:  soffiare, soffiare e non lasciarselo scappare! Soffiò una volta,soffiò due volte, soffiò tre volte e la casetta di legno crollò in un mucchio confuso di assi sparse.  Nel polverone generale, il lupo non vide niente, restò un po’ li a starnutire e a sfregarsi gli occhi e pensò: “Come previsto! I due furbastri saranno scappati nella casetta di mattoni del fratello più furbo”. Quindi si disse: -TERZO: non soffiare,non soffiare. è fatica sprecata con i mattoni, quindi risparmiare i polmoni! QUARRRTO-:continuò allora battendo i denti dalla paura-non entrare dal camino perché se no..-e qui il lupo non fu in grado di continuare la frase, ma rabbividì   al ricordo del pentolone d’acqua bollente. Allora bussò semplicemente alla porta e chiese: -Permesso?? –Avanti!-disse la casetta di mattoni, che era una casetta vanitosa ma educata e, senza neanche rendersene conto,aprì la porta. Così lupo Cattivo entrò, annusò in giro e frugò in tutte le stanze. Poi, molto deluso, disse:-Ma qui non c’è neanche l’ombra di un porcellino! –no, ma lo sto aspettando!-rispose la casetta di mattoni che aveva il suo  sogno da sognare. –ah,benone!-disse il lupo tranquillizzato.-allora lo aspetterò anch’io. E andò a sedersi in poltrona, si accese un sigaro, se lo fumò e poi si addormentò perché aveva anche lui il suo sogno da sognare. Intanto fuori, nella radura di nuovo tranquilla e silenziosa, passò un contadino e vedendo quel bel mucchio di paglia, che prima era stato una casa, disse:-oh, che bella paglia, la raccoglierò e ne farò una bella casetta per gli anatroccoli e i pulcini. E col forcone caricò tutta quella paglia sul suo carretto e se la portò a casa. Fu così che la casetta di paglia riuscì a realizzare il suo sogno ed ebbe per padrone un contadino. Poi passò un taglialegna e nel vedere quelle balle assai di legno sparse, disse: -oh, quanto legname, lo raccoglierò e ne farò una bella casetta dove tenere i miei attrezzi! E caricò tutta le assi di legno sul suo carretto e se le portò  a casa. E cosi anche la casetta di legno riuscì a realizzare il suo sogno ed ebbe per padrone un taglialegna.” –ma quella vanitosa casetta di mattoni?-chiede Gina,mangiando  l’ultimo boccone di torta. E la mamma continua: “la casetta di mattoni non ebbe mai per padrone un porcellino roseo e grassottello, anzi ebbe come inquilino un vecchio lupo spelacchiato. Infatti lupo Cattivo trovò che quella casa era più confortevole di una tana, per trascorrervi la vecchiaia, e poi aspettava sempre di veder arrivare un porcellino. Anche la casetta di mattoni ogni tanto sognava che arrivasse ad abitarla un porcellino roseo e grassottello, ma si sa che nessun porcellino che abbia un po’ di sale in zucca si avvicina a una casa dove vive un lupo! E così quella bella casa, robusta e vanitosa, fu abitata per sempre da un vecchio lupo che era stato un piccolo lupo con una mamma che gli raccontava troppe favole…” -… fandonie e fanfaluche!- conclude Gina. – E cosi la storia è finita-dice la mamma. -Ma che storia!-dice Gina che intanto ha finito la torte di mele.
 –Domani ti farò la torta di cioccolata-promette la mamma. –no, voglio ancora la torta di mele!-dice Gina. –Uffa, questa storia della torta di mele la conosco già!- protesta la mamma.
 Ma poi sorride, perché sa che dovrà sbucciare altre mele e inventare altre storie.
Silvia Roncaglia